Benvenuto alla ventesima parte del nostro programma di 21 giorni
OSHO: Meditazione per persone indaffarate
Strategie per alleviare lo stress di chi non ha tempo per meditare.

INTRODUZIONE

Via via che sperimenti le tecniche offerte in questi programmi, molto probabilmente stai iniziando a cogliere l’importanza del silenzio. Per quanto tu sia impegnato, per quanto il mondo continui a cambiare, l’esperienza del silenzio rimane la stessa. Ed è l’unica cosa su cui puoi fare affidamento.
Osho dice che è l’unica cosa che puoi chiamare “il tuo vero essere”.

In questa meditazione, torniamo a usare il respiro. Ma la messa a fuoco di oggi non è il respiro in quanto tale, bensì gli intervalli tra l’inspirazione e l’espirazione, il punto in cui il respiro si interrompe, quando non esiste altro che il silenzio – ma tu sei ancora presente.
E nel suo discorso di oggi, Osho dice che l’uomo è addormentato. Non solo di notte, ma anche durante il giorno – noi non siamo mai davvero svegli. E pensando di essere svegli, ingannando noi stessi, perdiamo ogni opportunità di vedere al di là di quell’illusione. Continuiamo a sognare.

OSHO TALK – Le parole di Osho

Una delle cose più importanti da comprendere, per ciò che riguarda l’essere umano, è che l’uomo è addormentato: anche quando crede di essere sveglio, non lo è.
Il suo stato di veglia, è molto fragile; la sua presenza è così superficiale da non avere alcun valore. Il suo essere sveglio è solo un bel nome, assolutamente vuoto di significato.

Voi dormite di notte e dormite di giorno: dalla nascita alla morte continuate a cambiare modalità di sonno, ma di fatto non vi svegliate mai. Non siate così sciocchi da credere che solo aprendo gli occhi siete svegli. Se non si aprono i vostri occhi interiori, se il vostro intimo non si riempie di luce, se non riuscite a vedere il vostro essere, chi siete, non crediate di essere svegli.
Questa è la più grande illusione in cui l’uomo vive. E una volta accettata l’idea che si è svegli, non si pone il problema di fare alcuno sforzo per svegliarsi.

Come prima cosa, devi far penetrare in profondità nel tuo cuore l’idea che stai dormendo, che sei addormentato, sei assolutamente addormentato. Tu sogni in continuazione: a volte sogni a occhi aperti e altre volte a occhi chiusi, ma sogni sempre e comunque: tu sei un sogno! Non sei ancora una realtà.
Ecco perché i Buddha hanno insistito tanto – non solo Gautama il Buddha, ma tutti i Buddha hanno sempre messo una fortissima enfasi su un unico punto: svegliati! Continuamente, per secoli, l’intero insegnamento di tutti i Buddha può essere contenuto in un’unica parola: risvegliati!

E tutti hanno escogitato metodi, strategie, hanno creato ambienti e spazi, e campi di energia nei quali puoi essere risvegliato con uno shock alla consapevolezza. Certo, se non vieni scioccato, se non sei scosso alle fondamenta, non ti sveglierai mai.
Ecco perché occorre un grande sforzo per essere svegli, per essere attenti, presenti, all’erta, per diventare un testimone.

Ma tu non farai mai alcuno sforzo, se continui a credere che sei già sveglio; in questo caso non farai il benché minimo sforzo. Perché preoccuparsene? E con i vostri sogni, voi avete creato religioni, divinità, preghiere, riti; le vostre divinità sono parte dei vostri sogni, come qualunque altra cosa. La vostra politica fa parte dei vostri sogni, le vostre religioni, la vostra poesia, la vostra pittura, la vostra arte; qualunque cosa facciate, poiché siete addormentati, la fate in base al vostro stato mentale.

Si narra di un Maestro buddhista illuminato…
Una sera, era seduto sulla sponda del fiume a godersi il chiacchierio dell’acqua, il canto del vento che frusciava tra gli alberi… un uomo lo avvicinò, e gli chiese: «Mi puoi dire in una sola parola l’essenza della tua religione?»
Il Maestro rimase in silenzio, un silenzio assoluto, quasi non avesse sentito la domanda. L’interlocutore chiese: «Sei sordo, per caso?»

Il Maestro rispose: «Ho sentito la tua domanda… e ho anche risposto! Il silenzio è la risposta. Sono rimasto in silenzio… quella pausa, quell’intervallo di vuoto, era la mia risposta».
L’uomo disse: «Non riesco a capire una risposta tanto misteriosa. Non puoi essere un po’ più chiaro?»
Allora il Maestro scrisse sulla sabbia col dito, a lettere minuscole: “meditazione”.
L’uomo disse: «Ora posso leggere. Va un po’ meglio di prima… perlomeno ho una parola su cui ponderare. Ma non potresti essere un po’ più chiaro?»
Il Maestro scrisse di nuovo “meditazione”, naturalmente questa volta usò una scrittura più grande.

L’uomo si sentiva imbarazzato, confuso, offeso e in collera. Disse: «Hai scritto di nuovo la stessa parola: “meditazione”? Non potresti essere più chiaro?»
E il Maestro scrisse in caratteri cubitali, tutto maiuscolo: “MEDITAZIONE”!
L’uomo commentò: «Mi sembri matto».

Il Maestro disse: «Sono già sceso molto in basso. La prima risposta era quella giusta, la seconda non era così precisa, la terza era un po’ falsata, la quarta è del tutto sbagliata… perché quando scrivi “meditazione” a lettere maiuscole, ne hai fatta una divinità». Ecco perché Dio è scritto con la maiuscola… tutte le volte che volete rendere una cosa suprema, assoluta, la scrivete con la maiuscola.
Il Maestro concluse: «Ho già commesso un peccato». Cancellò tutte quelle parole e disse: «Per favore, ascolta la mia prima risposta… solo in quella sono vero».

Il silenzio è lo spazio in cui ci si sveglia, e la mente rumorosa è lo spazio in cui si resta addormentati. Se la tua mente continua a chiacchierare, sei addormentato… seduto in silenzio; se la mente scompare e riesci ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, e dentro non hai mente alcuna, solo un silenzio…

Tratto da: The Dhammapada, Volume 1 – Capitolo 5
Disponibile in italiano: La mente che mente

ISTRUZIONI per la MEDITAZIONE
Nei ventun giorni di questo corso, sono incluse quattro tecniche che utilizzano il respiro. Il respiro ci accompagna sempre, e può essere molto utile focalizzarsi su di esso, orientarsi lì o sentirlo, oppure osservarlo semplicemente – modi diversi, con diversi intenti.
In un metodo respiri dal cuore, spostandoti dal pensare al sentire, e ripulendo i sensi. Un’altra tecnica di respirazione serve a liberarsi dallo stress e creare uno spazio personale in contesti di affollamento. In una terza tecnica, ritrovi la respirazione naturale di un bambino piccolo, nella pancia, come modo per rilassarti e diventare vivo, totale vitalità.

È evidente che, nel suo discorso di oggi, Osho ci ha già dato la nostra specifica tecnica di meditazione: osservare il respiro e gli intervalli al suo interno, così da giungere a cogliere l’esperienza liberatoria del “respiro all’interno del respiro” – la vita stessa.
Possiamo sperimentarlo immediatamente e fare una sessione pratica.

OSSERVA IL RESPIRO ALL’INTERNO DEL RESPIRO
Seduto in silenzio, inizia semplicemente a osservare il tuo respiro.
Osservalo da dove entra nel naso. Quando il respiro entra in te, sentine il tocco all’entrata del naso; osservalo lì. È più facile osservare quel tocco, il respiro sarebbe troppo sottile; all’inizio osserva semplicemente il tocco. Il respiro entra, e tu lo senti entrare – osservalo.
E poi seguilo, accompagnati a lui. Arriverà a un punto in cui si ferma. Da qualche parte nelle vicinanze dell’ombelico si ferma – per un piccolo, brevissimo istante, si ferma.

Poi torna a muoversi verso l’esterno – seguilo, di nuovo senti il tocco, il respiro che sta uscendo dal naso. Seguilo, va con lui all’esterno: di nuovo arriverà un punto in cui il respiro si ferma per un brevissimo istante.
Poi il ciclo ricomincia.

Non cambiare lo schema della respirazione, né devi manipolare il respiro in alcun modo – permettine il suo fluire naturale, altrimenti subentrerà il fare e l’essere testimone scomparirà.
Inspirazione… pausa… espirazione… pausa. Inspirazione… pausa… Quella pausa è il fenomeno più misterioso dentro di te. Diventa consapevole dell’esistenza di questi due punti di arresto. In quelle due pause si trova la soglia che ti permette di comprendere che il respiro non è la stessa cosa della vita – infatti, quando il respiro si arresta, tu sei presente, perfettamente presente; sei assolutamente cosciente, pienamente conscio.

Quello è il punto in cui puoi incontrare l’esistenza in quanto tale. Il respiro non c’è più, e tu sei presente. Quando il respiro entra in te e si ferma, in quell’istante non c’è alcun movimento. Oppure, quando il respiro fuoriesce e si ferma, in quell’istante non c’è alcun movimento…
Per la prima volta arriverai a conoscere il respiro all’interno del respiro, la vita in sé. Quell’esperienza è liberatoria.

Adesso puoi farlo ancora per un po’: “Inspira… pausa… espira… pausa” – fino a quando non senti tre suoni di cimbali.