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OSHO: Meditazione per persone indaffarate
Strategie per alleviare lo stress di chi non ha tempo per meditare.

INTRODUZIONE

Non hai mai avuto la sensazione di diventare qualcun altro, quando sei impegnato sul lavoro, e di aver bisogno di “scaricarti” e di tornare alla normalità, tornando a casa? Hai forse la sensazione di essere due persone, a volte? Al mattino potresti essere amorevole, bello, appagato della vita, ma la sera potresti essere arrabbiato, critico… non sei più lo stesso!
Sotto la pressione del mondo moderno a volte perdiamo il nostro senso di integrità, diventiamo personalità dissociate – e spesso la mente predomina sul cuore. La meditazione di oggi tratta come sentirsi più equilibrati, più vivi, usando il respiro per aiutare il nostro spostarci dal pensare al sentire.

Nel discorso di oggi, Osho tratta l’interrogativo: «Che cos’è la meditazione?»
Osho dice che la meditazione è essere in armonia. Purtroppo l’uomo è in conflitto, è strattonato in direzioni diverse dai pensieri, dalle emozioni e dai desideri. È una folla, non è integro, non è un’unità. La meditazione è il modo per riscoprire la propria unità essenziale.

OSHO TALK – Le parole di Osho

Che cos’è la meditazione?

Meditazione è essere in armonia – all’interno e all’esterno. La meditazione è essere armoniosi. Meditazione è essere l’armonia.
L’uomo si è perso perché ha perduto questa armonia. Vive in conflitto, è lacerato, spinto simultaneamente in direzioni diverse; non è un’unità, è qualcosa di molteplice. Essere molte cose vuol dire essere in uno stato non meditativo; non essere una molteplicità ed essere soltanto un’unità, vuol dire essere in meditazione. E quando esiste davvero soltanto l’uno, perfino quell’uno non è più presente… ecco perché in Oriente l’abbiamo chiamato lo stato della non-dualità, non lo stato dell’unità.
Di solito l’uomo è una folla, una massa. Di solito l’essere umano non è un sé, perché non possiede alcuna integrità. È del tutto frammentato, non è integro, non è un unico pezzo.
Meditazione significa essere un pezzo unico, e quando sei un intero (one piece), sei in pace (in peace).
Come prima cosa, questa armonia dev’essere acquisita all’interno e poi dev’essere conseguita anche all’esterno. Prima di tutto, una persona deve diventare un’armonia e a quel punto deve iniziare a pulsare con l’armonia più grande dell’esistenza.
Dunque, in meditazione esistono due passi. Il primo passo è non essere in conflitto dentro di sé, impedire a qualsiasi preoccupazione di perpetrarsi ulteriormente all’interno del proprio essere – la mente che lotta con il corpo, la ragione che combatte contro il sentire, il sentire che lotta con la sessualità. Una perenne battaglia è in atto… non ci hai fatto caso? Esiste un conflitto incessante, continua senza alcuna interruzione.
Se non sei l’armonia, puoi lottare e lottare ma non farai che frustrarti sempre di più, e precipiterai in un’infelicità sempre più abissale. Così come un’ombra ti segue, quando sei in una totalità armoniosa la felicità ti accompagna.
Il primo passo accade dentro di te – e quando sei diventato una pulsazione priva di divisioni, un’onda di energia senza alcun antagonismo, senza nulla di inferiore e nulla di superiore, senza alcuna scelta, senza valutazioni, senza giudizi; quando sei semplicemente uno, ecco che accade il secondo passo.
Sei silenzioso.
In questo silenzio puoi dissolverti immediatamente nell’esistenza; adesso puoi entrare in sintonia con il pulsare dell’universo stesso. Questo è il secondo passo della meditazione.
Il primo è difficile, il secondo non lo è così tanto. Il primo richiede uno sforzo, un grande sforzo; il secondo è semplicissimo, sopraggiunge quasi automaticamente.
Prima di poter comprendere come conseguire questa armonia interiore, dovremo guardare a fondo nel modo in cui siamo diventati una folla. Come ci è caduta addosso questa calamità? Chi l’ha creata? E in che modo è stata creata?
Quali sono le cause della nostra infelicità? Come siamo diventati divisi, dissociati? Com’è accaduto questo evento impossibile – ovvero, che l’indivisibile è diventato diviso, ciò che è assoluta beatitudine sia caduto nell’infelicità… com’è potuto succedere?
Quel “come” dev’essere conosciuto davvero nei minimi dettagli; dunque, come prima cosa, ci addentreremo in quel “come”.
Possiamo iniziare con Platone: è il fondamento stesso della mente moderna. Con lui la divisione inizia a essere estremamente chiara e logica. Platone sostiene che il comportamento umano si muove a partire da queste tre fonti primarie: il sapere, l’emozione e il desiderio.
Quella è la prima indicazione di una divisione netta nell’uomo. L’essere umano è diviso in tre: sapere, emozione, desiderio. Il sapere ha la sua sorgente nella testa, l’emozione nel cuore e il desiderio nei lombi – testa, cuore e genitali, ecco le tre divisioni. Ovviamente, la testa è la più elevata, il cuore si trova nel mezzo e i genitali sono la parte più bassa.
Queste tre divisioni non sono soltanto un’ipotesi; sono penetrate così a fondo nella consapevolezza umana che adesso la consapevolezza umana esiste come trinità.
Dopo duemila anni, di nuovo Sigmund Freud ripete la stessa divisione – Platone e Freud sono davvero strani compagni di letto! Ma, in un modo o nell’altro, l’uomo ha accettato quelle divisioni così profondamente che sono diventate qualcosa di inconscio. Anche Freud dice che la ragione è il sovrano, l’emozione la regina e il sesso il servo; e, ovviamente… lunga vita al re!
Ecco cos’è accaduto all’umanità intera. Tutti sono diventati una macchina – piccola, grande, più abile, meno abile… ma tutti sono diventati una macchina.
Nessuno è il re, nessuno è la regina e nessuno è un servo; quelle tre realtà si sostengono a vicenda, convivono, sono profondamente amiche tra loro. Sii amico di tutti e tre gli elementi che ti compongono, non identificarti con uno, altrimenti lo forzerai a restare sul trono per sempre. Sii amico di tutti e tre, rispettali tutti e tre e ricorda che tu sei tutti e tre, e al tempo stesso sei il centro di tutti loro.
Quando tutti e tre conducono a te, alla tua consapevolezza, alla tua presenza consapevole, quella è meditazione. In quell’armonia, in quell’appagamento, sei arrivato a casa.

Tratto da: Zen: The Path of Paradox, Volume 1 – Capitolo 7

ISTRUZIONI per la MEDITAZIONE

La meditazione di oggi attiva la capacità di spostarsi dal pensare al sentire.
Per essere presenti nella vita, per viverla in pienezza, con consapevolezza e gioia, i nostri sensi hanno bisogno di essere vivi; di guardare le cose attraverso il sentire, tanto quanto con il pensare.
Comunemente, i sensi sono diventati ottusi… come se un’enorme quantità di polvere si fosse raccolta. Ascoltiamo ma solo parzialmente, assaporiamo ma è qualcosa di piatto. Guardiamo, ma l’esistenza non ci sembra psichedelica. I nostri sensi hanno bisogno di essere ripuliti – e quella pulizia accade quando ci si muove a partire dal cuore.
Se nella vita ti muovi partendo dalla testa, i sensi si istupidiscono, si ottenebrano e si raccoglie della polvere, perché la mente non ti permette mai di sentire. Ogni volta che vuoi sentire, ti offre un surrogato.
In molte dimensioni della vita pensare è qualcosa di falso, perché pensare è sempre un’ipotesi su qualcosa, non è mai la cosa reale. Ti dà una falsa sensazione che stia accadendo qualcosa, ma non accade mai nulla.
Per esempio, non è pensare al cibo che può soddisfare la tua fame, è mangiare del cibo che ti appaga. Non ti sentirai mai sazio solo pensando al cibo; dovrai mangiare, e mangiare accade tramite il sentire. Il sentire è la vita reale.
Spostati dalla testa al cuore e all’improvviso tutti i tuoi sensi diventeranno luminosi. Inizierai a sentir pulsare in te la vita, pronta a scattare e pronta a fluire.
Questo è lo scopo della tecnica di oggi. Come prima cosa, leggerò le istruzioni, poi la faremo.

RESPIRA DAL CUORE

Passa dal pensare al sentire, e il modo migliore sarà iniziare a respirare dal cuore.
Durante il giorno, tutte le volte che te ne ricordi, fai un semplice respiro profondo. Sentilo colpire proprio in mezzo al petto. Senti come se l’intera esistenza si riversasse dentro di te, nel petto – là dove si trova il tuo centro del cuore. È diverso con persone differenti; di solito è spostato verso destra; non ha nulla a che vedere con il cuore fisico. È una cosa del tutto diversa; appartiene al corpo sottile.
Respira a fondo, e ogni volta che pratichi questo metodo, fai perlomeno cinque respiri profondi.
Inspira e riempi il cuore. Sentilo semplicemente nel mezzo, avverti che l’esistenza si sta riversando all’interno attraverso il cuore. L’energia vitale, l’esistenza, il divino, la natura – tutto si sta riversando all’interno.
Poi espira profondamente, di nuovo dal cuore, e senti che stai riversando tutto ciò che ti è stato dato, ridonandolo all’esistenza.
Fallo diverse volte al giorno, ma ricorda di fare ogni volta cinque respirazioni.
Questo ti aiuterà a spostarti dalla testa al cuore.
Diventerai sempre più sensibile, sempre più consapevole di molte cose di cui non eri cosciente. Il tuo olfatto si amplificherà, il tuo gusto si amplierà, il tatto aumenterà; vedrai di più, sentirai di più… tutto diventerà più intenso.
Spostati dalla testa al cuore e tutti i tuoi sensi all’improvviso diventeranno luminosi. Comincerai a sentire che la vita davvero palpita dentro di te, pronta a scattare e a fluire.

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Ora, prendiamoci il tempo per praticarla. Fai cinque respiri nel centro del torace, nel centro del cuore, riempiendo il cuore – vitalità, vita che si riversa all’interno; e mentre espiri, di nuovo dal cuore – riversa tutto ciò che ti è stato dato, di nuovo nell’esistenza. Inizieremo con un suono di cimbali e tre suoni di cimbali indicheranno la fine della nostra meditazione.