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OSHO: Meditazione per persone indaffarate

Strategie per alleviare lo stress di chi non ha tempo per meditare.

INTRODUZIONE
Possiamo anche essere così coinvolti, così identificati con il nostro corpo e la nostra mente da dimenticare che il nostro essere è qualcosa di separato. L’identificazione con il corpo può portare, come risultato, al nostro diventare il mal di testa o il mal di schiena, cosa che può dominare l’intera nostra giornata.
La meditazione di oggi è un modo per gestire il dolore che aiuta al tempo stesso ad approfondire la nostra esperienza di noi stessi, come separati dal corpo.
Oggi, Osho parla del nostro essere come robot che funzionano in modo automatico, senza alcuna consapevolezza di ciò che sta accadendo intorno a noi. I cosiddetti esseri umani “coscienti” sembrano addormentati, se messi a confronto con l’attenzione vigile degli animali selvatici.

OSHO TALK – Le parole di Osho
Noi continuiamo a vivere in modo del tutto disattento, inconsapevoli di ciò che accade intorno a noi. Certo, siamo diventati abilissimi nel compiere i comuni gesti quotidiani: qualsiasi sia la nostra routine, la svolgiamo in maniera così efficiente, che non ci occorre alcuna consapevolezza per espletare le nostre mansioni. Si tratta di azioni automatiche, meccaniche; funzioniamo come automi, non siamo ancora uomini: siamo macchine.
È quello che ripeteva in continuazione George Gurdjieff: l’uomo così come esiste, è una macchina. Egli offendeva molte persone, perché a nessuno piace essere definito una macchina. Alle macchine piace essere definite divinità: in quel caso si sentono alle stelle, vanno in visibilio.

Gurdjieff definiva “macchine” le persone, e aveva ragione!
Se guardi te stesso, ti renderai conto di quanto ti comporti in maniera meccanica.
Lo psicologo russo Pavlov e lo psicologo americano Skinner hanno ragione nel novantanove virgola nove per cento dei casi, dicendo che l’uomo è solo una splendida macchina. In lui non c’è anima.
Dico che per il novantanove virgola nove per cento dei casi hanno ragione; sbagliano solo di pochissimo: in quell’esigua percentuale si tratta dei Buddha, esseri risvegliati… ma li si può perdonare, perché Pavlov non ha mai incontrato un Buddha; ha incontrato solo milioni di persone come voi.
E i Buddha saranno d’accordo con lui, per ciò che riguarda l’umanità cosiddetta normale: quelle persone sono assolutamente addormentate. Persino gli animali non sono così addormentati.

Hai mai visto un daino nella foresta… com’è assolutamente all’erta, come cammina con estrema attenzione. Hai visto un uccello su un albero… osserva ogni cosa con intelligenza, presente a ciò che gli accade intorno: se ti avvicini a un uccello, ti permette di avanzare fino a un certo punto, se lo superi di un solo passo vola via. È attentissimo al suo territorio: se qualcuno entra in quello spazio, riconosce il pericolo.
Se ti guardi in giro, resterai sorpreso: l’uomo sembra essere l’animale più addormentato che esista sulla Terra.

La psicologia moderna ha scoperto alcune cose estremamente significative; e, sebbene siano state scoperte solo a livello intellettuale, tuttavia segnano un buon inizio. Se sono state scoperte a livello intellettuale, prima o poi verranno sperimentate anche a livello esistenziale.
Al di sopra della nostra mente cosiddetta cosciente, esiste la vera mente cosciente: la si raggiunge solo grazie alla meditazione. Quando alla tua normale mente cosciente aggiungi la meditazione, quando oltre alla normale mente cosciente è presente in te la meditazione, questa diventa la vera mente consapevole.
Oltre alla vera mente cosciente, esiste la mente della superconsapevolezza. Quando mediti, hai solo dei barlumi. Meditazione è brancolare nel buio. Certo, si aprono delle finestre, ma ricadi subito indietro, continuamente.

L’unica cosa che si deve imparare è l’arte dell’osservazione. Guarda! Osserva ogni azione che compi. Osserva ogni pensiero che scorre nella tua mente. Osserva ogni desiderio che prende possesso di te. Osserva anche i più piccoli gesti – camminare, parlare, mangiare, fare il bagno. Continua a osservare ogni cosa. Lascia che ogni cosa diventi un’occasione per osservare. Non mangiare in maniera meccanica; non continuare a rimpinzarti –osserva con attenzione – mastica bene e osserva… e resterai sorpreso nel vedere quanto hai perso finora, perché ogni boccone ti darà un’incredibile soddisfazione: se lo mangi con attenzione e presenza, diventerà più saporito. Anche il cibo comune ha maggior sapore, se osservi; e se non osservi, puoi mangiare il cibo più saporito, ma non avrà alcun sapore, perché non è presente nessuno che osserva… e tu continui semplicemente a rimpinzarti.

Mangia lentamente, osservando, ogni boccone deve essere masticato, assaporato. Odora, tocca, senti la brezza e i raggi del sole. Osserva la luna… e diventa un semplice specchio d’acqua silente che osserva, allora la luna sarà riflessa in te con un’incredibile bellezza. Muoviti nella vita osservando, continuamente…
Il tuo osservare diventa un’isola, una cittadella, che nessuna passione, nessuna cupidigia, nessuna avidità, nessuna rabbia può più dominare.
Con quell’isola, per la prima volta diventi un uomo integro. Per la prima volta, diventi un essere umano.
Questo essere umano oggi è assolutamente indispensabile, questo è il nuovo essere umano – l’homo novus.

Per oggi basta.

Tratto da: The Dhammapada, Volume 1 – Capitolo 5
Disponibile in italiano: La mente che mente

ISTRUZIONI per la MEDITAZIONE

La meditazione di oggi è una di quelle che puoi utilizzare ogni volta che avverti un dolore o un disagio nel corpo o nella mente. E mentre dona sollievo al dolore, ti aiuta anche ad approfondire la tua esperienza di te stesso in quanto separato dal corpo – trasformando l’esperienza del dolore in un’esperienza di beatitudine. Il metodo si chiama:

RIDUCI IL DOLORE A UNA PUNTA DI SPILLO

Il primo passo:
Quando avverti un qualsiasi dolore – per esempio, un comune mal di testa o un dolore alle gambe – siedi semplicemente in silenzio e metti a fuoco su quel punto tutta la tua mente. Dimentica l’intero corpo, concentrati soltanto sulla parte del corpo che ti duole. Ascolta quel dolore… toccane quasi la consistenza.
Guardalo non come un tuo nemico, altrimenti lo eviterai. Guardalo come tuo amico. È un tuo amico, è al tuo servizio. Ti sta dicendo: «Qualcosa non va – prendilo in considerazione».
Osservalo senza antagonismo, senza la minima idea di fermarlo o che debba scomparire.
Nessun conflitto, nessuna lotta.

Il secondo passo seguirà da solo:
Noterai una cosa molto strana. Quando ti concentri sulla parte del corpo dolorante, noti che quella parte si restringe. Come prima cosa, senti che il dolore, il male, è in tutta la tua gamba. Quando ti concentri, sentirai che non è nell’intera gamba. Era qualcosa di magnificato – si trova solo nel ginocchio.
Concentrati di più, e sentirai che non è in tutto il ginocchio ma solo in un punto ben preciso. Concentrati di più su quel punto focalizzato, dimentica l’intero corpo.
Chiudi semplicemente gli occhi e continua a concentrarti, così da trovare dov’è quel dolore. Continuerà a restringersi; l’area diventerà sempre più piccola, e ancora più piccola. Diventerà simile alla punta di uno spillo… resta in quel punto.
Continua a fissare quella punta di spillo, e all’improvviso quel puntino scomparirà e ti sentirai ricolmo di beatitudine. Anziché dolore, sarai ricolmo di beatitudine.

E come mai accade? Accade perché tu e il tuo corpo siete due entità, non sono un’unica cosa. Colui che si sta concentrando sul dolore sei tu. La tua concentrazione è stata focalizzata sul corpo – quello è l’oggetto. Quando ti concentri, la distanza si amplia, l’identificazione si spezza. Avendo quella concentrazione, tu ti sposti all’interno, lontano dal corpo. Per portare il punto sofferente in prospettiva, ti devi allontanare.
Quell’allontanarti crea una separazione. E quando sei concentrato sul dolore, ti dimentichi dell’identificazione, ti dimentichi del fatto che “io sto provando dolore”.

Adesso sei l’osservatore e il dolore è qualcos’altro. Tu stai osservando il dolore, non senti il dolore. Questo cambiare dal sentire all’osservazione crea la distanza. E quando quella separazione – quella distanza – si amplia ulteriormente, all’improvviso ti dimentichi completamente del corpo; sei consapevole solo della consapevolezza.

Provaci con il dolore comune – il mal di testa, il mal di stomaco. E piano piano provaci con il dolore psicologico. Qualcuno ti ha insultato e ti senti ferito, oppure ti sei imbattuto in qualcosa dentro di te che ha fatto affiorare un dolore – un ricordo, una ferita del passato. Limitati a entrarci. Accettalo e penetra in quella sofferenza con totalità, e quando è diventato solo una punta di spillo… all’improvviso scomparirà.