COMPRENDERE: LA PAROLA CHIAVE

Questa è la magia della comprensione: qualsiasi cosa hai compreso nel modo giusto non ha più alcun potere su di te.

“Essere un maestro della pace e della quiete implica non aver represso nulla, bensì aver cercato di comprendere ogni cosa e, attraverso la comprensione, aver conseguito una padronanza.” Osho, The Golden Wind, cap. 21

La sintesi è trascendenza

Il mio sforzo è creare una sintesi superiore in cui la pace e la beatitudine siano due aspetti della stessa moneta.

Le religioni istituzionali non sono riuscite a creare una sintesi tra la beatitudine e la pace. In passato è stato uno dei problemi più rilevanti; poiché quelle religioni hanno fallito nella creazione di una sintesi, non sono riuscite a creare l’uomo integro, totale. Infatti, si può essere in pace, ma se non si è estatici, quella quiete è assolutamente fredda, gelida; è più una morte che vita!

Quella è la pace di un cimitero, la pace che regna in una tomba. Per le altre persone è conveniente, per il singolo individuo è un suicidio. Purtroppo la società predilige quel tipo di pace, perché in quel caso la persona non è più di disturbo per nessuno.

In realtà, la società vuole che tu sia morto, non vivo. Lo sforzo collettivo è trovare il modo di ucciderti, e al tempo stesso usarti come un meccanismo efficiente. E la società ha avuto successo in questo programma: ha distrutto la vitalità e l’ha sostituita con l’efficienza. Tutto il suo interesse è focalizzato sul proteggersi, perfino al prezzo della vita stessa. È più interessata agli agi e alle comodità che non alla crescita dell’essere umano; ragion per cui si continua a predicare alle persone di essere in pace, ubbidienti, non infastidire gli altri… e una simile pace viene elogiata come qualcosa di divino, come il valore più elevato.

Ma un simile essere in pace lo si può definire quiete solo se si è stupidi, soltanto se non si vede che si sta pagando un prezzo davvero esorbitante, che non vale ciò che si ottiene. Una persona che opta per quella pace perde la propria libertà, l’intelligenza, la gioia, l’amore, ogni qualità connessa con il proprio spirito d’avventura. In pratica, si perde tutto il proprio essere; ci si riduce a diventare un ingranaggio della ruota, una parte del tutto rimpiazzabile: se l’elemento A muore, può essere sostituito da B; se B muore, può essere rimpiazzato da C o D… chiunque lo può sostituire, perché nessuno di costoro è un individuo; tutti non erano altro che strumenti, funzioni.

Tutte le religioni hanno optato per questa soluzione. Da sempre è esistita una cospirazione in questo senso tra i preti e i politici, con l’intento di distruggere l’umanità.

Poche persone si sono ribellate contro questo stato di cose, ed è un bene che quel manipolo di gente si sia ribellata; ma poi è caduta in un altro estremo. Costoro hanno lasciato perdere totalmente l’idea della pace, ritenendola inutile, insignificante, una strategia politica per dominare… e nessuno di loro era disposto a lasciarsi sottomettere da qualcuno. Queste persone scelsero di essere estatiche, gioiose.

Ma una beatitudine priva di pace è febbrile, frenetica, convulsa; è un’eccitazione che stanca e alla fine non comporta alcun senso di appagamento. Ti tiene attivo, sotto tensione, sovreccitato; dà intensità alla tua vita. E se queste sono le due uniche possibilità, se devi scegliere tra una pace gelida e una beatitudine ardente, ti direi di scegliere la beatitudine ardente; quantomeno sarai vivo – febbricitante ma vivo; impazzirai… ma sarai vivo! È inevitabile che, prima o poi, tu impazzisca, ma perlomeno sarai vivo! Se questa è l’unica alternativa, sono del tutto favorevole alla beatitudine. Ma non si tratta di un’alternativa, è soltanto l’altro estremo.

Il mio sforzo è creare una sintesi superiore in cui la pace e la beatitudine siano due aspetti della stessa moneta. In quel caso accade un fenomeno bellissimo: hai la beatitudine ma non sei febbricitante e hai la pace ma non sei gelido. Ti trovi esattamente nel mezzo, né caldo né freddo.

Se paragoni questo stato dell’essere – trovarsi esattamente, precisamente nel mezzo – con un estremo, il freddo, lo puoi definire “riscaldante”; se lo paragoni con l’altro estremo, il caldo, lo puoi definire “rinfrescante”. Poiché è esattamente nel mezzo, può essere sia caldo che freddo – riscalda se paragonato al freddo, rifresca se paragonato al calore. Ma è al tempo stesso entrambe le cose: è una quieta beatitudine, oppure una estatica quiete.

In quel caso il tuo essere è totale, integro; e tu sei radicato nell’integrità, nella totalità. Non sei parziale, non sei squilibrato, sbilanciato. Non hai scelto una parte al prezzo dell’altra; hai scelto entrambe in funzione di una sintesi più elevata; e, attraverso quella sintesi, hai trasceso entrambe. Essere esattamente nel mezzo tra qualsiasi coppia di estremi è trascendenza – la sintesi è trascendenza: entrambi gli estremi sono presenti, eppure le due estremità sono andate perdute. Conoscere questo stato dell’essere è conoscere il divino che è l’esistenza. Conoscere questa dimensione è conoscere ogni cosa.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

La repressione crea schiavitù

Se reprimi tutti i fattori che distruggono la pace non sarai mai padrone della situazione, perché l’intero stato del tuo essere sarà falso: di fatto, sei schiavo di tutto ciò che hai represso. La repressione non porta mai alcuna padronanza. È una delle cose essenziali da comprendere: la repressione crea schiavitù.

Un uomo che ha represso il sesso diventerà più sessuale, un perverso, più succube del sesso di un normale essere umano. Questo è il motivo per cui monaci, suore e ogni sorta di persone represse sono più sessuali: sognano e pensano unicamente al sesso. In loro scorre una perenne corrente sessuale sotterranea e ne hanno paura. E credono di essere rappresentativi dell’umanità in senso lato, per cui si intestardiscono nel ripetere alla gente di stare attenta al sesso: è il pericolo più grande, è la maggior tentazione del demonio. Per loro è una tentazione, ma non conoscono altri che se stessi, per cui si ritengono emblemi dell’umanità; non lo sono – sono persone perverse.

Per loro il sesso è la cosa più seducente al mondo perché l’hanno repressa, ed è ora un costante martellare nel loro cuore: “Liberami! Dammi spazio!”

Più l’accumuli, più l’energia si rafforza; preme, ti spinge in continuazione… alla ricerca di una via di sfogo. Ed è inevitabile che trovi il modo per esprimersi, se non dalla porta principale, usando la porta sul retro. Da qui la scelta di qualche perversione – omosessualità, lesbismo – tutte cose bene o male connesse con la religione; l’origine è sempre nella religione. Queste cose sono frutto di una religione repressiva, che poi le condanna.

Il problema è tutto qui: più reprimi e più hai paura; più aumenta la tua paura, più reprimi e maggiore sarà il tuo condannare e biasimare quelle cose. Diventa un circolo vizioso, e tu inizi a vorticare sempre più velocemente in questo circolo vizioso.

Questo vale per ogni cosa. Se reprimi le tue tensioni, puoi arrivare ad avere una quiete alquanto superficiale, ma non ne sarai mai il padrone; ne sarai solo uno schiavo. E saprai che in qualsiasi momento quella pace può essere persa; non va oltre la semplice epidermide, non è altro che una farsa. Lo sai benissimo, perché hai represso tutto ciò che la contrasta; e tutte quelle cose sono presenti… e continuano ad accumulare energia. Esiste un velo sottilissimo di pace, ma tu sei seduto su un vulcano. Come puoi esserne il padrone?

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

La padronanza viene dalla comprensione

Essere un maestro della pace e della quiete implica non aver represso nulla, bensì aver cercato di comprendere ogni cosa e, attraverso la comprensione, aver conseguito una padronanza.

Questa è la magia della comprensione: qualsiasi cosa hai compreso nel modo giusto non ha più alcun potere su di te.

Questo è il miracolo che insegno ai ricercatori del Vero che si accompagnano a me. Io credo più nella magia che nella disciplina. La magia è questa: se cerchi di comprendere qualcosa, qualsiasi cosa… se cerchi di comprendere la rabbia, e se arrivi ad averne una profonda comprensione, scomparirà, proprio come gocce di rugiada al sole dell’alba. La tua comprensione funziona come un sole nascente… e le gocce di rugiada evaporano. Non occorre che tu faccia nulla, è sufficiente la semplice presenza di una consapevolezza che comprende…

E la meditazione non è altro che questo: creare una consapevolezza integrata, così da poter osservare ogni cosa senza interferenze, senza pregiudizi, senza alcuna conclusione a priori, senza essere a favore o contro fin dall’inizio… un semplice osservare in silenzio senza dare alcuna interpretazione. Osserva semplicemente la rabbia, osserva la gelosia e la possessività, osserva la sessualità, osserva ogni cosa che disturba la tua pace… e si tratta di mille e una cosa.

Dovrai usare lo stesso metodo – l’osservazione distaccata – e dovrai andare alla radice ultima di ogni cosa, senza paura. Non c’è motivo di aver paura e non occorre aver fretta… è necessaria un’osservazione paziente.

Quando avrai raggiunto la radice prima di un qualsiasi problema, rimarrai sorpreso: nell’istante stesso in cui tocchi il fondo estremo delle sue cause, scompare… hai chiuso con quel problema! E un’energia incredibile – energia che era ingolfata in quel problema, energia che era imprigionata nel problema – viene liberata. Maggiore è il numero di problemi che risolvi, più diventerai potente.

È così che un giorno si diventa un maestro, padrone del proprio essere. In quel caso, sopraggiunge la pace, ma è qualcosa di naturale, accade spontaneamente. Allora non è soltanto qualcosa di superficiale, coinvolge tutto il tuo essere. E quando la pace è amplificata a tutto il tuo essere, nel momento in cui ne sei il padrone, ecco che automaticamente porta con sé beatitudine, quale elemento intrinseco. E spunteranno un’infinità di fiori.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

La chiave universale

Puoi arrivare a quella dimensione da qualsiasi soglia… Puoi cercare di arrivarci attraverso la pace, e la beatitudine, l’amore, la compassione faranno la loro comparsa; affiorerà un’incredibile comprensione della vita delle altre persone. Verranno il perdono, una profonda umiltà, il rispetto, il dissolversi dell’egoismo, dire la verità, la sincerità, l’autenticità… tutte queste qualità esistenziali fioriranno.

Ma ci puoi arrivare da qualsiasi altra angolazione… puoi cercare di raggiungere quella dimensione attraverso l’amore o la compassione, non ha importanza. Molte sono le porte che introducono nel tempio del divino che è l’esistenza, ma per ogni porta avrai bisogno della stessa chiave, se vuoi aprirla – ovvero della meditazione, della consapevolezza. E quando raggiungi quel tempio, all’improvviso vedrai che anche tutte le altre persone – gente che stava tentando e operando per entrare da altre porte –, anche costoro sono arrivati allo stesso centro.

Nel centro essenziale si incontrano tutti: Gesù e Buddha, Krishna e Maometto, Lao-tzu e Zarathustra. Le soglie erano del tutto diverse e tutti bussavano a porte diverse, e discutevano – quando erano sulle loro soglie – sostenendo di essere nel giusto, oppure dibattendo su chi aveva ragione. Ma nel momento in cui sono entrati nel tempio si sono improvvisamente resi conto che tutte le porte sono quelle giuste. E il miracolo dei miracoli è che tutti stavano usando la stessa chiave: le porte erano diverse, la forma delle serrature era differente, ma tutti stavano usando la stessa chiave!

Gesù ha continuato a ripetere insistentemente ai suoi discepoli: “State attenti!” e l’attenzione implica essere consapevoli. Il Buddha ha detto continuamente ai suoi discepoli, ogni giorno, anno dopo anno… per quarant’anni ha insegnato un’unica cosa: “la giusta presenza consapevole, mindfulness”, un altro nome per consapevolezza.

Krishnamurti la chiama semplicemente consapevolezza. Gurdjieff era solito denominarla “rimembranza di sé”, una terminologia Sufi. Kabir la chiama soltanto “surati”, rimembrarsi; non è necessario definirla “rimembranza di sé”, perché quando sei in uno stato di rimembranza, naturalmente lo è del sé, del centro.

Queste sono tutte parole diverse, ma si riferiscono alla stessa chiave.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

Tu sei beatitudine

La beatitudine non è qualcosa che possa essere aggiunta a ciò che sei. Non è una conquista, è già dentro di te. L’hai portata con te con il tuo venire al mondo, è intrinseca al tuo essere; non è uno sviluppo. È simile a un bocciolo: è sufficiente un piccolo sforzo e può diventare un fiore. Al mattino, quando il sole sorge, il bocciolo inizia a schiudersi e a fiorire.

La stessa cosa accade con la meditazione nel mondo interiore, nel giardino interiore dell’anima.

A mano a mano che la tua consapevolezza sorge, dona una sorta di calore interiore. Lo si può praticamente sentire. Quando inizia a risvegliarsi in te, puoi vedere una sottile energia che si muove dentro di te, che inizia a elevarsi contro la forza di gravità. Più sale in alto, più la puoi sentire; e via via che il tuo mondo interiore diventa caldo e colmo di luce, molte gemme iniziano a fiorire. All’improvviso è presente la primavera.

La beatitudine è il primo fiore che si schiude, poi molte altre cose conseguono; come se la beatitudine avesse aperto le porte del tempio. La prima è la beatitudine e l’ultima è l’esperienza dell’essenza divina, e tra le due si susseguono un’infinità di altri fiori.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

Crescere nel vero amore richiede coraggio

Amore e preghiera sono due espressioni della stessa energia. L’amore è più terreno, la preghiera è più ultraterrena, ma l’esperienza è la stessa. L’amore ha in sé un limite: è da persona a persona. La preghiera è illimitata: è da una persona all’esistenza impersonale. Ed è così – ovvero dalla persona all’esistenza impersonale – soltanto all’inizio, perché quando entri in relazione con l’impersonalità dell’esistenza il tuo essere persona si perde. È simile a una goccia di rugiada che scivola nell’oceano; non le è possibile conservarsi, è inevitabile che perda i suoi confini: diventerà l’oceano. E non sta perdendo nulla, consegue ogni cosa; ma la vecchia identità andrà perduta.

Purtroppo il problema è che pochissime persone sanno cos’è l’amore – che dire della preghiera?

Ecco perché la preghiera è diventata praticamente inesistente. Perfino l’amore è sperimentato da pochissime persone, persone rare; e questo perché anche l’amore richiede molti fattori essenziali, prima di poter essere sperimentato. Se la tua mente è colma di attitudini anti-amore, l’esistenza dell’amore risulta impossibile: non può coesistere con la gelosia, con la possessività, con l’ego, con l’odio, con la rabbia; non può avere alcuna coesistenza con queste cose. Sono tutti fenomeni antagonisti dell’amore: distruggeranno la possibilità stessa dell’amore.

D’altro canto, la mente è molto inventiva. Se non riesce a trovare la cosa reale, inventa sempre qualcosa di plastica e si inganna da sola. L’essere umano è così abile nell’ingannarsi che non solo illude gli altri, illude anche se stesso.

Se non riesce a far crescere rose vere, va al mercato e compra fiori di plastica. Sembrano simili alle rose, ma non lo sono; comunque, sono molto convenienti: non è necessario coltivarle, non te ne devi prendere cura, non devi lavorare e faticarci sopra, non devi avere alcuna pazienza. Inoltre, i fiori di plastica sono molto duraturi; di fatto è difficilissimo distruggere la plastica.

Oggigiorno gli scienziati – e in particolare gli ecologisti – sono molto impensieriti e turbati dal fatto che la plastica non si disgrega nel terreno, si preserva. È l’unica delle cose da noi scoperte che sembra essere praticamente immortale! E sta creando pericoli gravi all’intera esistenza, perché tutti gli argini dei fiumi, le rive degli oceani e le sponde dei laghi stanno lentamente riempiendosi di oggetti di plastica. E a causa di questi oggetti, la Terra non riesce più a rigenerarsi; diventano barriere insormontabili. Fatta quest’unica eccezione, tutto il resto di disintegra, disgregandosi.

Quando un uomo muore, lo si mette in una bara e ben presto le cose iniziano a decomporsi. La terra torna alla terra, l’acqua torna all’acqua; perfino le ossa, primo o poi, scompariranno. Il fosforo diventerà fosforo, l’alluminio diventerà alluminio… ogni cosa si disgregherà e tornerà alla sua sorgente originale. Invece, la plastica non torna mai a nulla, permane! Interrompe il ciclo della natura; è la cosa più pericolosa che l’uomo ha creato. Prima o poi distruggerà l’intera ecologia.

Questa stessa cosa è vera rispetto al mondo interiore su scala di gran lunga più vasta. Anche lì siamo stracolmi di oggetti di plastica!

Crescere nel vero amore richiede coraggio; è rischioso, è pericoloso. I requisiti sono enormi; pretende molto, è una sfida. E devi lasciar andare molte cose per diventarne degno.

La prima cosa da lasciar cadere è l’ego… e noi ci aggrappiamo! Vorremmo avere l’amore conservando intatto il nostro ego.

Ho sentito raccontare…

Un’attrice si stava sposando con un attore. Quando si trovarono di fronte all’ufficiale dello stato civile per firmare il documento di matrimonio, mentre il marito stava mettendo la sua firma, la donna esclamò: “No, non voglio un matrimonio così!”

Il funzionario rimase allibito e chiese: “Cos’è successo? Non mi sembra ci siano obiezioni possibili. Entrambi eravate consenzienti e lei ha appena firmato!”

Ma la donna fu irremovibile: “Voglio divorziare”.

Al che il funzionario domandò: “Può dirmi cos’è successo? Visto che ero presente e non mi sembra sia accaduto qualcosa… non vi siete scambiati una sola parola!”

L’attrice disse: “È accaduto qualcosa di irreparabile! Guardi, ha firmato con caratteri più grandi dei miei… non lo posso tollerale! Sta dando prova di un’attitudine da maschio sciovinista… la mia è una firma normale. Ma guardi la sua!”

E il funzionario dovette ammettere che aveva usato l’intera pagina.

Questo è l’inizio del matrimonio! Ma è proprio così che stanno le cose. Forse le persone potrebbero non firmare in modo così evidente, potrebbe non essere così palese; tuttavia, in profondità tutti sono degli esibizionisti, tronfi ed egoisti. Tutti cercano di avere una storia d’amore, ma nessuno è minimamente pronto a lasciar andare il proprio ego; ragion per cui, immediatamente i loro ego entrano in conflitto.

Per secoli il matrimonio si è preservato perché l’uomo ha completamente annientato l’ego della donna. Non che sia stato ucciso, è sceso in clandestinità, tutto qui; ha continuato a operare in modo sotterraneo. La donna è diventata molto sottile nelle sue pretese egoiste, da qui il suo brontolare e punzecchiare, e tutte le diverse altre strategie femminili.

La donna ha dovuto inventarle, perché l’uomo non permetteva al suo ego una qualsiasi altra diversa espressione; ha dovuto trovare vie indirette, ma doveva mostrare all’uomo chi era il vero padrone. E ogni giorno, in ogni casa, il problema è tutto qui: chi comanda!? È praticamente impossibile deciderlo, perché l’intera situazione è assurda.

Se l’amore è presente, nessuno è il padrone, è l’amore a comandare. Entrambi i partner scompaiono nell’amore; né l’uomo domina, né domina la donna: l’amore possiede entrambi. Ma nessuno è pronto per questo: entrambi vorrebbero possedere l’amore e l’oggetto d’amore. Ragion per cui l’uomo cerca di ridurre la donna a una merce, e anche la donna cerca di ridurre l’uomo a una merce… ed entrambi ci sono riusciti! Quindi la donna è diventata solo un oggetto da sfruttare sessualmente e l’uomo è diventato un mezzo da sfruttare economicamente.

Quando il giorno di paga si avvicina, la donna diventa molto amorevole, in quei momenti è dolce e innamorata! Una volta presa in sua custodia la paga, torna disdegnosa, sprezzante; da quel momento, per ventinove giorni tu non sei più nessuno! E l’uomo è molto amorevole solo quando avverte un bisogno sessuale, altrimenti non mostra alcun interesse. Dopo aver fatto l’amore con la donna, si volta sul fianco e si addormenta; non si preoccupa neppure di sapere se la donna ha provato piacere, se ha o non ha raggiunto un orgasmo; nulla di tutto questo è di suo interesse. La sua tensione sessuale è stata sfogata, quello è ciò che conta; ha usato la donna e, poiché esiste una diversità tra uomo e donna, l’uomo raggiunge l’orgasmo più velocemente, laddove la donna non riesce a essere così rapida. Quindi, praticamente ogni volta, diventa solo un mezzo, non è mai un partner: viene usata e lei lo sa; ecco perché soffre e patisce.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21

La vera religiosità scaturisce dall’amore

L’amore non esiste, e poiché l’amore non c’è, ogni altra realtà superiore all’amore diventa impossibile. Stando così le cose, le persone vanno in chiesa, ma le loro preghiere sono false.

La preghiera è la suprema fioritura dell’amore, è la fragranza dell’amore. Un uomo che ha conosciuto l’amore in profondità, intensamente, che è riuscito a lasciar andare il proprio ego, la gelosia, la possessività e tutte le altre assurdità, si muoverà naturalmente verso la preghiera: se amare una persona è così bello, quanto più bello sarà essere in amore con l’intera esistenza?

Quello è preghiera!

Per pregare non è necessario credere in dio. Come prima cosa occorre conoscere la preghiera, poi diventa inevitabile credere in dio – ma la preghiera viene prima, dio è secondario, è al secondo posto. In un mondo falso dio viene per primo: devi credere in dio! Ma ciò implica qualcosa di plastica – credere presuppone la plastica! E a quel punto tu preghi: rivolgi la tua preghiera a ciò in cui credi… in questo caso, puoi dar forma a una statua di dio, o a qualsiasi altra cosa di tuo gradimento; è un tuo giocattolo. E puoi comporre una preghiera bellissima; oppure, altri esperti – i sacerdoti, i preti – possono comporla, o ancora ne puoi trovare una in testi antichi… ma sono tutti manufatti umani. L’intera religione è un manufatto umano, pertanto è falsa.

La vera religiosità scaturisce dall’amore, in modo del tutto naturale. In questo caso non è cristiana né hindu né musulmana. I ricercatori del Vero che si accompagnano a me – i miei sannyasin – non sono hindu né cristiani né musulmani. Appartengono a una visione totalmente nuova della religiosità: una religione non religiosa, una semplice religiosità, per nulla religiosa; non una chiesa o un dogma, non un credo ma uno straripare dell’amore che diventa preghiera.

E in fine la preghiera ti rivela il divino. A quel punto dio non è una credenza, una professione di fede… è una rivelazione.

Osho, The Golden Wind, capitolo 21